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Addio a Guy Ligier. Fu uno dei grandi protagonisti della storia della Formula 1

E’ morto all’età di 85 anni il pilota e imprenditore francese Guy Ligier. La sua carriera ha colpito l’immaginario collettivo lasciando un’immagine indelebile in tutti i cuori degli appassionati. Ha iniziato come motociclista, vincendo il campionato francese (1959 e 1960). Volitivo e combattivo, uomo d’affari dotato di una forza instancabile, ha dedicato tutto il resto della sua vita al mondo dell’automobile. Con 20 anni di gare ad alto livello, in cui sono stati corsi 326 Grand Prix, ottenendo 50 podi e 9 vittorie, Ligier ha segnato una lunga epopea che ha portato i colori francesi sui gradini più alti dei podi internazionali.

La Famiglia di Guy Ligier, sua moglie, i suoi figli e nipoti ringraziano per il grande affetto dimostrato in queste ultime ore a seguito della sua morte, avvenuta domenica 23 agosto, all’età di 85 anni. Per la sua famiglia, Guy Ligier era un uomo di alti principi, appassionato di tutto ciò in cui ha posto il suo impegno ed è così che ha segnato la storia dello sport automobilistico e dell’industria meccanica francese. Un uomo eccezionale, con un carattere forte che lo ha reso capace di “smuovere le montagne”.

Con il marchio Ligier creò un’industria leader mondiale nella produzione di quadricicli leggeri, oggi proprietaria anche del marchio Microcar, che in Italia ha sede a Piacenza. Per François Ligier, nipote del fondatore e Amministratore Delegato del Gruppo Ligier “era un uomo giusto e visionario. Egli ci lascia un patrimonio ricco di valori forti come il senso del dovere. A nome della nostra famiglia e della società rinnoviamo il nostro grazie a tutti”.

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La prima minicar ibrida è la britannica Electrolette prodotta nel 1941

Electrolette
Electrolette

L’Electrolette, nata negli stabilimenti inglesi della British Electromobil nel 1941, è stata senza dubbio l’antesignana di tutte le vetture ibride mai prodotte. Era munita di due motori, uno a scoppio di origine motociclistica, un due tempi, quattro marce avanti, Villiers 175 cc e un motorino elettrico. A differenza delle odierne ibride però, i motori non lavoravano insieme; il motore a scoppio aveva solo le marce avanti mentre quello elettrico si occupava della retromarcia ed aveva solo una marcia in avanti con un’autonomia di 50 km e per una velocità massima di 35 km/h. Fa parte della categoria “Bubblecar”, le micro-automobili progettate e prodotte negli anni a cavallo tra la seconda guerra mondiale e gli anni ’50. Il piccolo elettrico serviva per ridurre i consumi di benzina in un periodo in cui la guerra faceva scarseggiare gli approvvigionamenti.

A ricordare le tendenze moderne, portate alla ribalta anche a Ginevra, ci sono anche le ridotte dimensioni (260 cm) e la riduzione del peso, con una carrozzeria in alluminio di soli 115 kg. I freni non sono a disco perchè per il ridotto peso e la bassa velocità raggiunta dalla Electrolette erano sufficienti quattro freni meccanici sulle ruote.

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Zagato Zele. Una minicar del 1973 prodotta in 500 esemplari

Zagato Zele
Zagato Zele

La Zagato Zele è la mamma di tutte le microcar moderne. Fu realizzata subito dopo la crisi energetica del 1973 in circa 500 esemplari.
Zagato deliberò il progetto gettandosi a copofitto in un’avventura incerta, vista la totale mancanza di esperienza nel settore. Venne lanciata in tre versioni (1000, 1500 e 2000), ciascuna munita di specifiche batterie. La Zele è infatti elettrica. Può percorrere tra i 70 e i 100 km con un “pieno di energia” e ha un motore di 4.8 CV. La velocità non supera i 40 km/h.
La sua caratteristica più interessante risiede sicuramente nelle dimensioni, molto contenute: misura 2.13 m di lunghezza e pesa meno di 500 kg. Ha un passo lungo 1.295 mm, è larga 1.346 mm ed alta 1.613 mm. E’ stata disegnata per ottenere un abitacolo il più possibile ampio e spazioso mediante l’utilizzo di vetroresina. Ha due posti. Trazione posteriore e cambio semi-automatico, sei rapporti per la marcia avanti e due per la retromarcia, telaio e sospensioni marchiate FIAT. Monta pneumatici Michelin da 10 pollici.
La Zagato Zele sbarcò anche negli Stati Uniti, dove venne conosciuta come Zagato Elcar. L’importatore (Elcar) ne realizzò addirittura una variante a quattro posti, nota come Elcar Wagonette.

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Volugrafo Bimbo. Il capolavoro dell’ing. Belmondo datata 1945

Volugrafo Bimbo 46
Volugrafo Bimbo 46

Sebbene sia stata immatricolata come automobile, questa piccola vettura ricorda tanto le macchinine delle giostre. Progettata dall’ingegner Belmondo nel 1945, poteva trasportare solo due persone a patto che fossero di piccola taglia. Le dimensioni della Bimbo erano estremamente contenute: passo di soli 1,5m, carreggiata anteriore di 830 mm, una lunghezza di due metri per un peso di soli 125 kg. Bassa e senza portiere, con carrozzeria d’alluminio di linea tondeggiante e carenata, questa vettura si avviava tirando una leva a mano. Aveva un cambio a tre marce e freni su tutte e 4 le ruote. Con una velocità di ben 60 km/h grazie ai suoi 5 CV di potenza, la Bimbo poteva percorrere fino a 100 km con 2,5 litri.
Di questa macchinina, venduta per 300.000 lire, furono costruiti solo pochissimi esemplari, fino al 1948, che di lì a poco scomparvero.

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Peel ricostruirà le minicar degli anni 60

Peel ricostruirà le minicar degli anni 60
Peel ricostruirà le minicar degli anni 60

Gary Hillman e Faizal Khan, proprietari della Peel Engineering, vogliono ricostruire le mitiche minicar degli anni ’60. Si parla di un’edizione limitata di 50 auto di questo tipo, basate sui modelli originali, ma con un motore elettrico (che sostituirà quello a scoppio da 50cc).

La Peel P50, costruita dalla Peel Engineering sull’isola di Man nel 1962, lunga 1,3 metri e larga un metro, era certamente l’auto più piccola del mondo. Costava solo 199 sterline, mentre la versione moderna supererà le 12.000 sterline. (altro…)

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Casalini Sulky. Nel 1969 nasce la minicar senza patente

Casalini Sulky. Nel 1969 nasce la minicar senza patente
Casalini Sulky. Nel 1969 nasce la minicar senza patente

“Con il Sulky, Casalini risolve economicamente i problemi del traffico urbano, senza targa e senza patente”. Con questo slogan la fabbrica di automobili piacentina lanciava alla fine degli anni ’60 la prima minicar a tre ruote che poteva essere guidata senza patente, a partire dai 14 anni. Dopo avere prodotto per anni il cinquantino “David”, il Sulky fu studiato per essere un ciclomotore più sicuro, grazie ad una struttura a scocca portante in tubolari di acciaio rinforzato. Questo principio andrebbe ricordato ancora oggi ai detrattori delle minicar, quando le associano al mondo delle automobili (definendole “macchine poco sicure”) quando in realtà, essendo quadricicli leggeri, sono i ciclomotori più sicuri in circolazione (altro…)

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Iso Isetta. Negli anni ’50 la BMW scommetteva sulle minicar

Minicar Iso Isetta. Negli anni 50 la BMW scommetteva sulle minicar
Minicar Iso Isetta. Negli anni 50 la BMW scommetteva sulle minicar

Per capire le origini della più popolare tra le microvetture del dopoguerra, la mitica Isetta, occorre fare un salto indietro nel tempo, e precisamente nell’anno 1939. Un imprenditore italiano, Renzo Rivolta, patron della ditta Iso di Bolzaneto (specializzata in impianti di refrigerazione ad uso industriale o privato) teneva chiuso nel cassetto il sogno di costruire automobili piccole ed economiche, che potessero essere davvero alla portata di tutti. Per arrivare al primo prototipo della Isetta, datato 1952, Rivolta reclutà due giovani con un significativo passato alle spalle in campo aeronautico: Ermenegildo Preti e Pierluigi Raggi. Grazie al contributo di queste menti vulcaniche il primo esempio di minicar fu presentato in anteprima alla stampa all’inizio del mese di aprile del 1953 e il 22 aprile dello stesso anno al Salone dell’Automobile di Torino. (altro…)

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